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venerdì 13 maggio 2016

Laboratorio "Foglia+Foglia" e "Fiore+Fiore"

Tra lunedì 9 maggio e mercoledì 11 maggio Giulia Mirandola e le illustratrici Claudia Polizzi (Bolzano) e Marta Iorio (Bologna) sono state ospiti delle scuole dell'infanzia di Susà, Roncogno e Madrano vicino a Pergine Valsugana, per presentare due diversi laboratori, entrambi inclusi nel calendario delle attività di Aperta-Mente. La divulgazione per ragazzi tra scienza e conoscenza e ciascuno dedicato al mondo vegetale e pensato per stimolare, attraverso il gioco, l'apprendimento ed il riconoscimento delle piante: rispettivamente Foglia+Foglia e Fiore+Fiore

Per avvicinarsi al mondo vegetale e alle specie che più comunemente si possono trovare anche a casa nostra, non c'è niente di meglio di una partita al mémo des feuilles ed al mémo des fleurs di Julie Safirstein che Giulia ha portato con sé. La particolarità di queste tessere è che riproducono soltanto delle silhouette delle foglie e dei fiori, come fossero macchie colorate, e ciò è di stimolo ad una maggiore osservazione soprattutto delle forme simili. Con il consueto entusiasmo i bambini partecipano al gioco ed è difficile contenere la loro impazienza nel suggerire ai compagni dove si trovi la coppia che tutti stanno cercando di formare. Ora però è giunto il momento di passare all'azione e di avvicinarsi ancora di più agli oggetti del gioco tramite la costruzione di un memory dei bambini.


Per il memory Foglia+Foglia Claudia Polizzi distribuisce per prima cosa delle tessere bianche, quindi delle foglie di cartoncino già ritagliato che però sono state divise a metà, in senso longitudinale. Lo scopo di questo passaggio è che i cartoncini, una volta incollati alla tessera, dovranno essere “completati” dai bambini, che così alleneranno la propria abilità nel disegno provando a riprodurre, in modo il più simile e simmetrico possibile, una foglia completa. Ad ogni bambino, inoltre, viene affidata solo una delle due tessere che andranno a formare la coppia del memory; ciò permetterà di osservare anche la differenza fra le due diverse mani che le disegneranno. 

Per fare un memory ricco e vario ogni bambino si industria nella fabbricazione di diverse tessere, avvicinandosi così a molteplici forme di foglie, alcune delle quali decisamente impegnative da riprodurre. Al termine della costruzione non si può esimersi dal collaudarlo con una partita. Dà molta soddisfazione e divertimento vedere il risultato concreto del proprio lavoro, soprattutto quando la diversità del tratto dei disegnatori è tale da andare a comporre coppie di tessere simpaticamente goffe ma non per questo meno “vere” nell'osservazione di chi voleva riprodurle.


Il memory Fiore+Fiore si basa sulla stessa idea di Foglia+Foglia, ma questa volta Marta Iorio adotta una diversa tecnica di disegno. Dopo aver distribuito, anche in questo caso, delle tessere bianche, i bambini vengono divisi a coppie, ognuna delle quali avrà a disposizione dei timbri per disegnare un fiore ben preciso ed una sua fotografia. I timbri che Marta ha preparato non riproducono il fiore per intero ma soltanto un singolo petalo di esso; per disegnare un fiore completo sarà necessario timbrare il singolo petalo per un numero sufficiente di volte badando bene a come la disposizione ne caratterizzi la forma. 

I timbri rappresentano i moduli base dai quali il fiore è composto e, pertanto, rendere un'ortensia oppure un'orchidea comporterà una densità e orientamento diverso dei timbri. Il secondo timbro che viene distribuito ad ogni bambino, invece, raffigura le foglie della pianta. I dettagli finali, come gli steli, vengono aggiunti a mano. Prima di passare alla produzione delle tessere è sempre meglio fare qualche prova su un foglio, anche perché vi assicuro che non è per niente facile rendere l'aspetto naturale del fiore, anche se con l'aiuto del timbro. 


Alla fine della costruzione, alcune coppie di tessere mostrano varianti piuttosto fantasiose e cubiste di alcuni fiori ma il risultato è comunque molto suggestivo e ricco di colore. I bambini non mancano di apprezzare questa nuova forma d'arte a metà strada tra il gioco e il disegno, come dimostreranno certe manine particolarmente impiastricciate. Anche questa volta, non è possibile costruire un intero memory senza neanche provarlo in una partita vera, e ad aumentare l'entusiasmo ci sarà il desiderio di sottolineare, di fronte a tutti, quale sia la tessera che ognuno ha prodotto ed in coppia con chi.

Al termine di entrambi i laboratori i bambini si sono dimostrati soddisfatti del risultato del loro lavoro, che è stato impacchettato in una scatola col nome della loro classe e che andrà a far parte del materiale a disposizione di tutti. Ora si potrà giocare con i memory delle foglie e dei fiori ogni volta che si vorrà, ed ogni volta si avrà un'occasione in più per tornare ad osservare quel mondo così ricco di colori e di forme. Forse ci sarà anche spazio per l'aggiunta di nuove tessere, purché sia chiaro a quale classe appartengono. Alla proposta di mostrarlo e prestarlo ai compagni delle altre sezioni, infatti, i bambini hanno risposto orgogliosamente di no: “questo è nostro, perché lo abbiamo fatto noi”.


Per visionare l'album fotografico completo
Cronaca e fotografie (scattate durante i laboratori presso la Scuola dell'Infanzia di Roncogno) di Alessandro B. per Aperta-Mente. La divulgazione per ragazzi tra scienza e conoscenza

lunedì 9 maggio 2016

Laboratorio "La canzone delle stagioni" 2016

Venerdì 29 aprile e 6 maggio, alla Scuola dell’Infanzia di Luserna, Luca Brunoro, equipaggiato di chitarra e stereo, ha accompagnato i bambini alla scoperta delle quattro stagioni. Come per Mimolamusica, anche La canzone delle stagioni, un laboratorio proposto da Aperta-Mente. La divulgazione per ragazzi tra scienza e conoscenza, parte dall’idea di coniugare l’educazione motoria e musicale in un originale strumento didattico. 

L’attenzione, la capacità di ascolto, la coordinazione necessari per eseguire un gioco musicale di gruppo sono le stesse facoltà cognitive che, se esercitate nel modo giusto, servono nello studio individuale e nell’organizzazione del lavoro di squadra. I contenuti delle quattro tracce musicali incise da Luca sul tema delle stagioni non sono né difficili né inconsueti: ogni stagione viene descritta nelle sue caratteristiche climatiche, immaginandola come una figura umana diversamente abbigliata. 

Per ogni stagione, inoltre, si citano i frutti e i prodotti che maturano nel corso di essa, quali attività umane vi si associano e cosa maggiormente le simboleggia. La primavera sarà rivestita di fiori e rappresenterà il risveglio della natura ma anche dei sentimenti. L’estate, torrida, verrà identificata col mare e le vacanze, con i diversi frutti e cereali che riempiono i campi insieme alle cicale. L’autunno porterà una pioggia di gocce e di foglie colorate, oltre che di grappoli appena spremuti. L’inverno, un po’ freddo e altero, sarà un vecchio signore vestito di neve, silenzioso come il letargo degli animali e al contempo pungente e divertente sul volto dei pupazzi e dei bambini che li costruiscono. 

Tutte queste notizie si possono tranquillamente leggere su un libro, provare a impararle a memoria e quindi uscire a giocare. Luca coordinatore della Sezione Musica, Teatro e Natura della Sezione Didattica della Fondazione Museo Civico di Rovereto, invece, ci propone un laboratorio che non tenga separati i due momenti. All’inizio bisognerà riscaldarsi un po', sgranchire le gambe e le orecchie e aprire bene gli occhi. Poi, una alla volta, le stagioni vengono raccontate con le immagini che andremo a mimare. Si fanno un po' di prove dei movimenti, gesti che non sono una semplice imitazione, ma anche un'interpretazione simbolica di come l'uomo identifica i quattro periodi dell'anno. 

Ad ogni gesto sono accompagnati uno o più versi della canzone, allenando in questo modo la memoria per associazione. Bisogna fare un po' di prove per riuscire ad essere coordinati, accompagnati anche dalla chitarra, finché non arriva il momento di una prova generale con le tracce registrate da Luca. Questa lunga e articolata filastrocca in musica, al termine del laboratorio, viene anche rappresentata su un foglio ripiegato in dodici quadrati, sicché spiegandolo uno alla volta avremo ben in vista i disegni dei dodici "frutti" delle stagioni che i bambini si sono divertiti a tracciare a matita. 

E' davvero molto varia e coinvolgente questa attività che sa mescolare leggerezza e concentrazione, impegno e divertimento. Bisognerà fare qualche richiamo per chi non è troppo attento, bisognerà ripetere e ripetersi, ma alla fine si arriva sempre a sorridere, saltare e cantare, a raccontare le cose che si conoscono e a fare domande su quelle appena scoperte. L'ambiente della musica per gioco è davvero malleabile e non si limita al momento del laboratorio. 

C'è infatti una filastrocca per salutarsi al termine dell'attività, rimettersi tutti in fila e tenere "l'acqua in bocca" per sfidarsi a chi farà più silenzio, mentre, tutti ordinati, i bambini si apprestano a salutare Luca per andare a pranzo. 

E' una cornice particolare la scuola dell'infanzia di Luserna: un po' sperimentale nell'ospitare insieme bambini da uno a sei anni; un po' curiosa con l'interessante presenza del cimbro sui cartelloni delle stanze come sulle labbra di alunni e insegnanti. Ma, soprattutto, questa scuola è una grande casa comune, nella struttura come nello spirito, dove si nota una certa differenza rispetto ai soliti edifici scolastici e dove è quasi immediato, anche per me, sentirsi ospiti di tanti amici.


Cronaca di Alessandro B. per Aperta-Mente. La divulgazione per ragazzi tra scienza e conoscenza

venerdì 29 aprile 2016

Laboratorio "Un mondo a colori"

Giovedì 28 aprile la classe I elementare di Folgaria, accompagnata dalle maestre Annamaria e Agnese, è scesa a Rovereto per assistere,  presso il Museo Civico, al laboratorio Un mondo di colori. In linea con l’impostazione di Aperta-Mente. La divulgazione per ragazzi tra scienza e conoscenza circa le diverse, e possibilmente originali, strade della divulgazione scientifica, l’attività era strutturata in due momenti molto differenti fra loro ma davvero efficaci nel richiamare i rispettivi contenuti. Inizialmente siamo stati accompagnati nel planetario dove l’operatrice del museo ci ha svelato il significato del nome del nostro laboratorio. 

Un mondo di colori” che saremo andati a scoprire non è altro che il nostro pianeta. Osservando una fotografia satellitare della Terra, i bambini dovevano provare a rispondere come mai si possono vedere zone blu e zone verdi, oppure altre gialle, marroni e bianche. “C’è tanto blu perché c’è il mare e c’è tanto giallo perché ci sono… le spiagge!”

Beh, non soltanto quelle. Ci sono i deserti e le foreste e i ghiacci perenni, ma anche le nuvole. E il cielo? Come mai, nelle diverse ore del giorno e della notte, il cielo assume sfumature di colore tanto diverse? Con delle belle fotografie proiettate sulla parete del planetario scopriamo che c’è differenza tra i colori dell’alba e del tramonto e che di ciascuna di esse esistono molte varianti. Un’aurora può spaziare dal viola al giallo oro passando per numerose tonalità di rosso e di arancione. Ma perché mai il cielo è colorato di giorno e non di notte? 

Foto fonte web

È tutto merito dell’aria. “Forse perché l’aria, soffiando, spinge giù i raggi del sole?”- ipotizza qualcuno. L’atmosfera, cioè l’aria che sta tutta intorno alla Terra come una specie di coperta, filtra la luce “colorando” l’aria. E di notte? Com’è l’aria senza colore? “Triste!” esclama qualcuno. “Non ci piace…” aggiunge qualcun’altro. In verità l’aria non ha alcun colore, è trasparente. E per questo motivo di notte, quando il sole è nascosto a noi, riusciamo a vedere il “vero” colore del cielo: il buio e le luci delle stelle. Di notte, infatti, non è più come se guardassimo attraverso il vetro opaco di una finestra chiusa ma è come se la aprissimo. 

E sono proprio le stelle che ora vogliamo vedere: siamo entrati nel planetario apposta! Così si spengono le luci e un proiettore simula il variare del cielo sopra Rovereto nelle diverse ore del giorno. A mano a mano che osserviamo il sole compiere il suo arco, l’oscurità si fa sempre più fitta ma mai totale. Purtroppo anche il planetario ci ricorda il problema dell’inquinamento luminoso ma con un po’ di magia possiamo spegnere tutto ed ammirare il pieno cielo stellato proprio come se fossimo in un prato d’alta montagna. 

Ora le esclamazioni di meraviglia si sprecano e ci viene insegnato come individuare la stella polare moltiplicando per cinque volte la distanza che separa Dubhe e Merak, le stelle frontali del Carro Maggiore. Accelerando il trascorrere della notte è ben visibile anche l’apparente fissità della Polare mentre tutto intorno a lei si proiettano le costellazioni rotanti dello zodiaco.

Al termine della visita al planetario, siamo tornati all’interno del museo per salire al terzo piano, dove Paola Conzatti ci aspettava per la seconda parte del laboratorio, tutto incentrato sulla pittura. Ma non avremmo dipinto un tema qualsiasi, bensì il giorno e la notte, scoprendo quali tecniche ci permettono di riportare al meglio quei colori del mondo di cui abbiamo appena scoperto i segreti. Davanti ad ognuno di noi c’era una tavoletta di compensato con due cartoncini per acquerello. 

Il cartoncino per disegnare il giorno era tutto bianco; Paola ci ha dato la libertà di sbizzarrirci nel creare albe e tramonti con le matite acquerellabili, che poi abbiamo sfumato andando a ripassare con un pennello umido. “È molto importante!, ha sottolineato Paola, “non lasciare nessuno spazio bianco”. Infatti nel cielo di tutti i giorni non esiste alcuno spazio vuoto di colore, tra l’azzurro lassù e il verde o il marrone del suolo. 

Foto fonte web

Per disegnare la notte, invece, il nostro cartoncino è stato spennellato con due mani di acquerello sciolto blu scuro, poi una piccola spennellata di verde ha fatto da terreno di partenza: soffiando sul colore ancora fresco con delle cannucce, le goccioline si sono allungate e si stiracchiate in tutte le direzioni, andando a creare delle sagome intricate simili a degli alberi frondosi nell’oscurità. La luna e le stelle invece sono apparse, alla fine, grazie ad una vera e propria magia. Su ogni cartoncino Paola aveva applicato in precedenza della mascheratura per acquerello, una specie di gomma con la quale ha ricreato la mezzaluna e tante piccole stelle. 

Una volta che l’acquerello si è asciugato, la mascheratura si è staccata facilmente lasciando una piccola astronomia in negativo, perfettamente bianca come il cartoncino, risaltante come la luce pallida delle stelle. Purtroppo il tempo è passato in fretta ed è arrivata in un baleno l’ora di ripartire per Folgaria; il cielo si è fatto grigio ed inaspettatamente freddo per la fine di aprile. 

Eppure presto torneranno le giornate assolate di primavera e guardando lassù non vedremo più soltanto una calotta azzurra, ma un’infinita coperta d’aria colorata dal sole.


Cronaca di Alessandro B. per Aperta-Mente. La divulgazione per ragazzi tra scienza e conoscenza

giovedì 7 aprile 2016

Laboratorio "Tutti in marcia! Migrazione e migrazioni nel mondo animale"

Oggi, 11 aprile, è un giorno veramente speciale. Dopo aver seguito i laboratori che musei e associazioni culturali stanno portando in giro per le scuole in seno ad Aperta-Mente. La divulgazione per ragazzi tra scienza e conoscenza, adesso tocca a me presentarmi ai ragazzi non più come fotografo o scrittore di articoli ma come autore di un laboratorio tutto mio: Tutti in marcia! Migrazione e migrazioni nel mondo animale

Per fortuna i bambini e le bambine che ascolteranno la mia prima “lezione” li conosco già: sono gli alunni della II elementare di Folgaria e certo mi aiuteranno a sentirmi a mio agio. Ciò che andrò loro a mostrare è un piccolo viaggio alla scoperta dei fenomeni migratori; gli alunni saranno accompagnati nella scoperta dei “trucchi” dei migratori per antonomasia, gli uccelli, e delle loro tecniche di volo, ma anche di tutte le altre famiglie di animali che migrano: mammiferi, insetti, pesci.


Parlare di animali con i bambini è sempre piacevole; grazie al loro entusiasmo e al loro interesse le domande fioccano subito, così come gli interventi di chi già conosce alcuni argomenti e non vede l’ora di raccontarli ai propri compagni. Le curiosità e i “guinness dei primati” della natura sortiscono sempre effetto. Così la meraviglia si fa sentire quando si scopre che la sterna artica, nella propria vita, percorre sei volte la distanza dalla Terra alla Luna; che le anguille nascono e muoiono tutte nello stesso tratto di mare e che le balene possono respirare ogni 40 minuti. 

Per immergerci in questo mondo ci aiutiamo con qualche slide, con delle foto e con brevi video che ci mostrano i goffi decolli dell’albatro, le geometrie sfuggenti degli stormi di stornelli, lo spostamento in massa di milioni di farfalle monarca e l’irresistibile istinto migratorio delle anguille che le porta a strisciare fuori dall’acqua per superare gli ostacoli. Per rendere meglio l’idea di quanta differenza può esserci tra le diverse specie di uccelli, un bambino mi aiuta a srotolare uno spago di 3,40 metri: l’apertura alare dell’albatro urlatore che, messa accanto ai 3,25 cm di un colibrì, appare ancora più incredibile. 


Sono tante le cose da raccontare; come gli uccelli si dispongono e come si orientano, come le balene proteggono i loro piccoli seguendo un ordine di marcia ben preciso e come l’uomo aiuti le faticose risalite delle anguille con degli scivoli pensati apposta per loro, perché possano oltrepassare quelle barriere che abbiamo contribuito a costruire. 

Il tempo passa in fretta e non ce n’è abbastanza per tutte le curiosità. Anche i racconti e le esperienze si moltiplicano, stimolando tutti quanti, me compreso, a continuare la ricerca anche fuori dalle pareti dell’aula: quanti millimetri è grande un uovo di colibrì? Quanto pesa una balena? Quante ore di macchina ci vorrebbero per percorrere i 70.000 km annuali di una sterna? Chissà. 

Forse ci sarà l’occasione per un’altra lezione. Io oggi ne ho fatta una, ma ne ho ascoltate molte di più, almeno quante erano quelle mani alzate che non vedevano l’ora di conoscere insieme a me.

Alessandro Baldessari

Laboratorio "Lavorare l'argilla" 2016

Per i bambini di una classe della scuola primaria scoprire l’universo della divulgazione scientifica, obiettivo fondamentale del progetto Aperta-Mente. La divulgazione per ragazzi tra scienza e conoscenza, può significare, innanzitutto, partecipare ad attività didattiche diverse dalla lezione frontale classica. Il fine è di vedere da vicino, toccare con mano e “fare”, in senso applicativo, esperienza delle conoscenze acquisite. 

Tuttavia queste attività rischierebbero di dimostrarsi fini a se stesse qualora non si trovassero inserite in un contesto dal senso più ampio, portatore di significati comuni che si esplicitassero verso una meta indipendente dai contenuti: il pensiero critico come fondamentale orientamento, e non soltanto nell’istruzione. 

Per dei bambini delle elementari sarebbe già importante chiarire a se stessi l’idea che un filo rosso collega i laboratori che vengono loro proposti in classe, anche attraverso il ricordo di un insolito “svago durante la scuola”. 


Tutto questo è un grande pregio che il laboratorio Lavorare l’argilla, promosso dal Museo Civico di Rovereto, ha contribuito a incentivare. La III elementare di Lavarone, infatti, ha potuto completare e approfondire, con l’attività proposta da Maurizio Battisti mercoledì 6 aprile, l’esperienza della gita alle Palafitte di Ledro fatta il lunedì precedente.

Al medesimo viaggio d’istruzione, per inciso, ha partecipato anche la IIIa di Folgaria ( vedi https://progettoapertamente.blogspot.it/2016/04/visita-al-museo-delle-palafitte-del.html) che ha così approfondito quanto lo stesso Maurizio Battisti aveva loro proposto con Lo scavo archeologico in classe.

Lavorare l’argilla voleva avvicinare gli alunni tanto alla manualità, modellando effettivamente con l’argilla tazze e piccoli vasi ispirati ai reperti preistorici, quanto alla storia e al significato di tale arte nel periodo storico di riferimento delle loro lezioni. Maurizio ha infatti preceduto la parte pratica del laboratorio con una breve introduzione su come è stata modellata l’argilla nella preistoria. 

Si è scoperto così che questo materiale, dalle precise caratteristiche, è stato utilizzato fin dal Paleolitico per modellare figure umane ed idoli. Col trascorrere delle epoche essa si è raffinata nelle tecniche e negli scopi. Pur rimanendo allo stadio di argilla cruda essiccata, si è cominciato ad utilizzarla per produrre utensili, vasi e contenitori con diverse modalità; si è passati dalla modellazione diretta del blocco al tornio, che permetteva maggiore precisione e simmetria. 


Ma la si è anche utilizzata per costruire o ricoprire le pareti delle abitazioni per isolarle e ripararle maggiormente dai pericoli d’incendio. L’evoluzione avrebbe poi introdotto la cottura e quindi la ceramica, fino ad arrivare alle raffinatezze della porcellana. Ma ciò è parte di una storia che si scoprirà più avanti. L’ultima slide lascia sullo sfondo l’immagine della capanna di un vasaio preistorico. È arrivato il momento di provare a imitarlo.

Ognuno con la propria argilla in mano, i bambini hanno iniziato a modellare tazze e vasi di ogni tipo e dimensione; dai più o meno stabili, circolari, sottili o svasati. Dopo aver dato una prima forma si è proceduto ad affinarla, assottigliandola e lisciando le pareti interne ed esterne, prima semplicemente con le dita e poi inumidendone le superfici. L’ultimo passo è stata la decorazione, eseguita con motivi geometrici con l’aiuto di stuzzicadenti e bastoncini dalla punta piatta. 

Nell’attesa di lasciarla asciugare, l’argilla rimarrà un ricordo divertente per questi bambini non solo per le loro manine completamente grigie ma soprattutto per quel piccolo oggetto con incise le loro iniziali che lascerà un po’ di preistoria nelle loro stanze. 


Per visionare l'album fotografico completo
Cronaca e fotografie di Alessandro B. per Aperta-Mente. La divulgazione per ragazzi tra scienza e conoscenza

domenica 3 aprile 2016

Laboratorio "Cantiere Giornale" a Lavarone

Quando frequentavo la scuola media la nostra classe aveva partecipato ad una laboratorio sul giornalismo. L’entusiasmo per l’iniziativa, com’è naturale, era dipeso molto dalle inclinazioni e dagli interessi di ciascuno. La sensazione che ricordo, però, è comunque legata ad un certo “fascino da redazione”, fatto del ticchettare incessante delle tastiere, di telefonate improvvise e di taccuini vergati freneticamente con mozziconi di matita. Forse anche per me quell’atmosfera veniva più da un certo immaginario letterario e cinematografico. 

Quando giovedì 25 febbraio 2016 Emanuela Macrì si è presentata ai ragazzi della classe IIa della Scuola Media di Lavarone per condurre uno dei laboratori proposti del programma di Aperta-Mente. La divulgazione per ragazzi tra scienza e conoscenza, ho avuto la sensazione che la professione di giornalista cui voleva introdurre gli studenti centrasse poco col Daily Planet di Clark Kent. Ad essere diversi, per prima cosa, erano il pubblico e gli strumenti che a quella professione si riferivano. Certo non si possono includere i ragazzi di 13 anni tra i lettori abituali dei quotidiani ma ad essere poco abituale per loro sembrava, in senso lato, il quotidiano cartaceo come oggetto d’uso comune. 


Emanuela, per prima, non fa del giornalismo la sua professione esclusiva e collabora per un quotidiano on-line il cui format prevede un approccio ben diverso da quello tradizionale. Questa e tante altre osservazioni sono emerse dalla sua introduzione su che cos’è un giornale e com’è composta ed organizzata una redazione. Oramai, oltre all’informazione, anche le tante curiosità accessorie che un quotidiano ha da sempre veicolato, come l’oroscopo, il meteo o i palinsesti televisivi, vengono soddisfatte dal web e dalle applicazioni mobili. Nell’ascoltare le risposte dei ragazzi sulle loro abitudini digitali mi chiedevo, perciò, quanto potesse apparirgli lontano il mondo delle rotative.

L’introduzione di Emanuela è servita a precisare alcune nozioni fondamentali. Le differenze tra un quotidiano, un inserto o un supplemento; un quotidiano sportivo o un rotocalco. Quindi, aumentando la messa a fuoco, si è passati alla struttura di una pagina di giornale, per rendere un po’ più familiari termini come “testata”, “articolo di fondo”, “occhiello”, “editoriale” e “articolo di spalla”. Si è puntato molto da subito sulla forma laboratoriale dell’attività, intitolata, non a caso, Cantiere Giornale. Lo scopo finale è la produzione materiale di un giornale di classe e per fare ciò era necessario organizzarsi come una vera redazione. L’insegnante, Sonia Colman, sarebbe stata la direttrice, l’insegnante di sostegno Emanuela Dughetti, la vicedirettrice, Emanuela la caporedattrice ed io il caposervizio. Gli studenti sarebbero stati divisi in quattro gruppi da cinque giornalisti, incaricati di scrivere due o più articoli. 

Le reazioni, nell’immediato, sono un po’ freddine: “Scrivere articoli? Puzza di compiti!”. È bastato, invece, sottolineare la loro libertà di scegliere e trattare l’argomento che preferivano perché decine di idee venissero proposte e rilanciate. Per prima cosa è stato consigliato, ad ogni gruppo, di stendere una lista degli argomenti e gironzolando tra i banchi e i computer accesi sulle ricerche di immagini, risultava impossibile non sbirciare quegli elenchi misti di scienza, attualità e curiosità strampalate. Oramai la campanella stava per suonare; non c’era tempo di iniziare a scrivere ma i giovani giornalisti confabulavano già su come portarsi avanti col lavoro della settimana successiva.


Per il secondo incontro, giovedì 3 marzo 2016, erano a disposizione ben tre ore. In questo arco di tempo ci si poteva dedicare a pieno ritmo alla stesura e revisione degli articoli. C’era chi non era ancora sicuro di quale argomento avrebbe scartato, chi impazziva tra le gallerie di immagini e chi, invece, batteva righe su righe, rileggeva, chiedeva il parere del compagno di gruppo e, insieme, si sceglievano le fotografie. Io, Emanuela e la professoressa Colman passavamo da un gruppo all’altro correggendo qualche frase mal costruita oppure aiutando i giovani giornalisti a spiegare meglio, con parole loro, i concetti presi da internet. 

Gli argomenti ai quali i ragazzi si sono dedicati sono stati i più diversi ma, in fondo, accomunati dal tema della scienza. Da quella un po’ più “seria”, come il surriscaldamento globale e lo scioglimento dei ghiacci, a quella più svagata e curiosa, come la composizione dello shampoo. C’è chi ha preferito raccontare una propria esperienza, come la gita di classe ad Eisriesenwelt, la grotta dei giganti di ghiaccio, la più grande del mondo, presso Werfen, nel Salisburghese. Altro tema apprezzato è stato quello del cibo, in questo caso i pezzi sono stati dedicati alla storia del gelato e al ritrovamento di una coda di topo nelle crocchette del fast food. Infine, non potevano mancare gli amati animali; quelli teneri come il panda, quelli curiosi come il gambero pistola e quelli avvolti nel mistero come il megalodonte. Alla fine, ogni gruppo avrebbe prodotto due articoli.

Appuntamento per giovedì 31 marzo con l’ultimo incontro previsto. Nel mese che ci ha separati la classe si è impegnata da sé a concludere e rifinire gli articoli ed i titoli, a mandarli ad Emanuela insieme al titolo della testata: Microscoop. Perfetto per un giornalino di classe che parla di scienza! Distribuire a ciascuno degli alunni una copia a colori, stampata e finita, del loro lavoro ha fatto un gran bell’effetto. C’era tanto entusiasmo per quell’oggetto concreto frutto del loro impegno, testimoniato da quei nomi posti in calce ad ogni articolo. Anche io personalmente ho sorriso di gioia per quel risultato. Pur marginalmente, avevo seguito la nascita e lo sviluppo degli articoli e persino a me dava soddisfazione vederli stampati e conclusi nella loro versione definitiva. 


Cantiere Giornale ha davvero funzionato. Ha funzionato grazie alla competenza e alla pazienza di Emanuela, alla volontà dell’insegnante di tenere vivo questo lavoro pur in un arco di tempo piuttosto lungo. Ma, soprattutto, ha funzionato grazie alla passione che i giovani giornalisti hanno dimostrato di avere. Forse non per il giornalismo come professione di vita ma certamente per un prodotto dei loro sforzi. I gruppi hanno lavorato bene insieme anche perché tutta la classe, da quanto ho avvertito, è fondamentalmente un bel gruppo di amici. Chissà se davvero terranno fede al loro proposito, inimmaginabile all’inizio del primo incontro, di continuare a scrivere un giornalino di classe. Anche se così non fosse, so che avranno comunque il proposito, e la capacità, di lavorare come una squadra.

Per visionare l'album fotografico completo

Cronaca e fotografie di Alessanndro B. per Aperta-Mente. La divulgazione per ragazzi tra scienza e conoscenza

venerdì 1 aprile 2016

Laboratorio "PLaNCK da piccolo farò lo scienziato" a Zivignago

PLaNCK! Da piccolo farò lo scienziato! è una rivista quadrimestrale nata da poco, giunta appena al suo settimo numero. Nasce da un progetto dell’associazione no profit Accatagliato, composta fra l’altro da dottorandi dell’Università di Padova con la passione per la divulgazione scientifica. In collaborazione con i dipartimenti di Fisica e Astronomia e di Scienze Chimiche hanno intrapreso l’avventura di un progetto editoriale molto innovativo. Con una giovane redazione affiancata da un comitato scientifico di professori hanno accettato la sfida di avvicinare i ragazzi della scuola primaria al mondo delle scienze, senza per questo spaventarsi per la complessità di alcuni argomenti, come dimostra l’ultimo numero, tutto dedicato all’atomo. 

Ma l’impegno divulgativo di PLaNCK! non si limita alla rivista stampata: i suoi collaboratori visitano, su invito, le classi delle scuole primarie. Giovedì 31 marzo la 4° elementare di Zivignago (Pergine Valsugana) ha trascorso così un pomeriggio molto diverso dal solito in compagnia di Serena Maule, Bianca Maria Scotton e Marco Barbujani. 

Come nelle intenzioni della rivista, e anche di Aperta-Mente. La divulgazione per ragazzi tra scienza e conoscenza, i temi della scienza sono stati  avvicinati nel modo più curioso ed interessante possibile per i bambini. Alcuni degli argomenti che saranno presenti nel prossimo numero della rivista sono stati portati come bozze di articoli ed il compito degli alunni è stato quello di leggerli pensando a come impaginarli, a quali disegni o fotografie affiancare e a quale titolo dare loro. I suggerimenti e la fantasia dei bambini verranno effettivamente presi in considerazione nella redazione del numero in uscita e questa precisazione, testimoniata in ogni numero, ha subito suscitato emozione ed entusiasmo. 


I temi con i quali la classe si è confrontata sono stati la puzza, il sapone e la chimica. Divisi in tre gruppi da cinque studenti, sono stati seguiti ed aiutati passo passo ognuno da uno dei tre collaboratori di PLaNCK!. Leggere insieme gli articoli ad alta voce è servito ad individuare qualche possibile errore di scrittura ma soprattutto ad avere un riscontro diretto circa la comprensibilità di argomenti tutt’altro che scontati. La didattica scientifica, in questo modo, rimane costantemente in sottofondo pur non esplicandosi in una classica lezione frontale. Anche gli elementi di abbellimento, come i disegni e le vignette creati dai ragazzi e rigorosamente in tema con l’articolo, hanno cercato di rispettare i criteri di una vera impaginazione, avvicinando i ragazzi a delle nozioni di grafica e di editoria tramite la realizzazione, su un foglio A3, di una bozza cartacea della pagina in produzione. 

A confermare la felicità e la riuscita del laboratorio è stata, fin da subito, la concentrazione che i bambini hanno messo nel lavoro. La cura profusa ha dimostrato il desiderio di arrivare ad un bel risultato mentre la fantasia e il piacere del disegno hanno arricchito il tutto di colori e vignette piuttosto buffe. Quando ormai stava per avvicinarsi la fine dell’incontro, ognuno dei tre gruppi ha scelto uno o due portavoce per presentare il contenuto e l’impaginazione dell’articolo al resto della classe. Nei momenti concitati che hanno preceduto la presentazione c’è stato chi ripeteva ad alta voce e chi aiutava il compagno a ripassare poi, finalmente, eccoci svelate un po’ di meraviglie della scienza. 


Perché esiste la puzza? Con questo articolo abbiamo scoperto che i cattivi odori sono causati da particolari molecole che si sviluppano o si liberano a partire da determinate sostanze. Lo scatòlo è il principale responsabile dell’odore della cacca mentre azoto, idrogeno e carbonio compongono la trimetilammina, cioè la puzza di pesce. L’uovo marcio inizia a puzzare a partire dalla morte dell’embrione, sviluppando acido solfidrico (idrogeno e zolfo). Il gas di casa, invece, non avrebbe nessun odore se non venisse odorizzato apposta per poterne avvertire le perdite, aggiungendo il tert-butilmercaptano.

La chimica è naturale? Con questa domanda i bambini del secondo gruppo ci hanno spiegato che la salubrità e la naturalità dei prodotti che acquistiamo spesso viene concepita in modo confuso. È scorretto nutrire una generica diffidenza nei confronti delle sostanze di sintesi, cioè prodotte chimicamente dall’uomo. In realtà tutto ciò che esiste è “chimico”, sia che si tratti di un prodotto naturale come di uno di laboratorio, che sia parli di un alimento o di un oggetto d’ingegneria. Inoltre la maggior parte di ciò che l’uomo consuma è derivato da una modificazione, come per es. il pane!


Molecole per lavare. Quest’ultimo articolo, invece, si è addentrato nei segreti della pulizia. Chi non si era mai chiesto come mai lavare con acqua e basta è molto meno efficace, ora sa che la molecola del sapone ha una testa idrofila e una coda idrofobica. Separandosi, la prima si scioglie in acqua mentre la seconda si attacca alle molecole di sporco creando delle micelle che se lo portano via. Ad aiutarci in questa spiegazione è intervenuta Saponella, la molecola di sapone inventata e disegnata dai ragazzi che di notte, come un supereroe, si traveste da micella per combattere lo sporco. 

Quando è il momento di salutarci siamo tutti soddisfatti del lavoro fatto. Forse nella memoria dei bambini rimarranno maggiormente impressi i disegni e qualche spiegazione piuttosto semplificata e “animata” dei processi chimici ma senza dubbio ricorderanno e ri-comprenderanno a posteriori i concetti affrontati a partire dal divertimento che, in un giorno di scuola un po’ diverso, hanno vissuto durante una lezione di scienze.


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Cronaca e fotografie di Alessandro B. per Aperta-Mente. La divulgazione per ragazzi tra scienza e conoscenza

martedì 23 febbraio 2016

Laboratorio "Metodi e tecniche della ricerca archeologica"

«A volte noi archeologi veniamo rappresentati così, con le fruste e le pistole. Oppure la prima cosa che ci chiedono è se scaviamo i dinosauri». Maurizio Battisti, archeologo e collaboratore del Museo Civico di Rovereto, sorride bonariamente proiettando la prima slide della sua presentazione del laboratorio promosso da Aperta-Mente. La divulgazione per ragazzi tra scienza e conoscenza: Lara Croft ed Indiana Jones che si sbracciano pericolosamente da qualche rovina traballante. 

La sua è una provocazione per sfatare il primo dei tanti miti pop sul mestiere dell’archeologo, ma gli alunni della classe III A della Scuola Primaria di Folgaria non sono certo impreparati: «Ma nooo… userete invece il badile… e poi i dinosauri li scava il paleontologo». Niente male come inizio! Metodi e tecniche della ricerca archeologica, questo il titolo del laboratorio, è partito subito col piede giusto. 


Che l’archeologia interessi per lo più i maschi, e magari solo nella sua forma più cinematografica, si rivela subito un falso mito, almeno in questa classe. Per tutta la durata della presentazione introduttiva le domande e gli interventi si susseguono senza sosta, sia da parte dei bambini che delle bambine. 

Le informazioni che Maurizio cerca loro di trasmettere sono molto elementari: che cosa fa un archeologo, qual è la differenza tra un reperto naturale ed un manufatto, quali sono gli strumenti di base. Ma l’interesse non diminuisce affatto anche quando si passa a concetti forse all’apparenza un po’ più ostici, come la stratigrafia o le fasi di catalogazione dei reperti. 

Le domande e i contributi non si fermano mai ed io per primo imparo, dalle domande ma anche dalle risposte dei bambini, una serie di nozioni notevoli circa i diversi tipi di sepoltura di epoca primitiva. Le diapositive di due scheletri ritrovati in due diverse tombe aprono una vera e propria discussione su come e perché variassero le disposizioni dei corpi e sulle differenze anatomiche dalle quali si può riconoscere il sesso del defunto. 


Al termine della presentazione si passa alla parte pratica, lo scavo concreto di alcune riproduzioni di reperti. Ora l’entusiasmo è alle stelle: le facce dei bambini sembrano dire «e chi se l’aspettava che si sarebbe scavato veramente? E poi, qui in classe? ». In fondo alla stanza vengono messe due cassette di plastica piene di terra, divisa al proprio interno in tre strati da teli di nylon. 

I bambini vengono divisi in sei squadre da due: mentre due di loro rimuovono e setacciano la terra del primo strato, gli altri quattro dovranno catalogare i reperti, suddivisi per strato di ritrovamento, ed etichettarli con delle vere targhette da archeologo, fornite da Maurizio. Pur cercando di mantenere un po’ di ordine, tutti si accalcano sui contenitori di terra e fa davvero effetto vedere tutti, con le mani sporche e impolverate, estrarre tanti oggetti diversi, dalle monete ai cocci di vaso, fino alle ossa e alle mandibole di animale. 


Si sentono urla di trionfo ed i reperti vengono portati a catalogare tenendoli ben alti sopra la testa: che tutti vedono che cosa c’era nella nostra cassetta! Quando ormai tutti hanno partecipato allo scavo di uno strato, gli oggetti, disposti su tre file di banchi per tenere ben separati i tre strati di ritrovamento, vengono ricopiati e descritti brevemente su delle schede apposite; si farà così un piccolo inventario dei reperti. 

Quanto emerge al termine del lavoro è che ad ogni strato corrispondeva un periodo storico ben definito: il medioevo, l’epoca romana e la preistoria ed è di grande efficacia didattica poter constatare, con una immediata comparazione visiva degli oggetti, la differenza nella loro manifattura. Una semplice ma importante osservazione, in maniera sincronica, della distanza e dello scorrere del tempo. 


Non sappiamo chi, fra gli alunni della terza elementare, sarà rimasto così impressionato da sognare un giorno di fare anche lui l’archeologo, ma certo è che a tutti, noi compresi, il tempo del laboratorio è sembrato scorrere davvero in fretta e per una volta i bambini non hanno avuto nulla da obiettare nemmeno sul fare ordine; si sono prestati tutti volentieri a rimettere la terra dai secchi nelle cassette e a riporre in esse i reperti. 

Ma l’immagine più efficace della riuscita di questo laboratorio sono forse il sorriso e il pollice alzato verso Maurizio di una giovane studentessa che ha voluto salutare così, pensando già con trepidazione che il giorno dopo sarebbero andati tutti in visita al museo.

Cronaca e fotografie di Alessandro B. per Aperta-Mente. La divulgazione per ragazzi tra scienza e conoscenza

Laboratorio "Mimolamusica"

Lunedì 22 febbraio, durante il viaggio che mi portava a Folgaria per assistere al laboratorio che Luca Brunoro avrebbe tenuto nella seconda classe della Scuola Primaria, cercavo di immaginare come  si sarebbe potuto svolgere Mìmolamùsica, un'altra proposta del calendario delle attività di Aperta-Mente. La divulgazione per ragazzi tra scienza e conoscenza. Un titolo creativo ma immediatamente comprensibile nelle parole che lo compongono. Ciò che vagava indistintamente per la mia testa era una qualche forma di ballo, un seguire un ritmo in coordinazione con un brano musicale. 

Quando, insieme alla classe e all’insegnante Marta Rech, sono entrato nell’aula di educazione fisica, la mia curiosità non ha fatto che crescere: tutto ciò che Luca aveva allestito, oltre al posizionamento di uno stereo, erano delle strisce di nastro adesivo sul pavimento, ad eguale distanza. 

Dopo le presentazioni, Brunoro ha chiesto ai bambini di disporsi per file parallele alla distanza fissata dal nastro e dalla lunghezza delle loro braccia ed ha mostrato quali semplici gesti avrebbe adottato per dirigere i loro movimenti. Un direttore di movimenti. Ma certo! Mìmolamùsica: i bambini dovranno interpretare la musica, essere la musica, tante note disposte su un pentagramma musicale. 

Come in ogni corso di musica non si può partire subito dall’esecuzione; occorrono nozioni di teoria musicale ed è proprio così che Luca Brunoro è voluto partire. La musica l’avremmo sentita solo nella seconda parte del laboratorio: prima bisognava avvicinarsi al nostro rapporto con la musica, al rapporto che le note hanno fra di loro e al rapporto che il direttore ha con la propria orchestra. Solo così si poteva giungere all’armonia. I bambini erano molto incuriositi da quel signore che parlava con loro quasi più a gesti che a parole. 

Gesti immediati e divertenti, pensati per compiere azioni semplici, come sedersi e rialzarsi. Gesti pensati per scegliere dei tempi; i tempi in cui parlare e in cui fare silenzio, in cui battere le mani e in cui saltare urlando improvvisamente. La nostra esperienza ci permette di distinguere subito e senza difficoltà la musica da un’indistinta accozzaglia di suoni e ad una melodia che ci piace “prestiamo orecchio”. Inizialmente lo faremo in modo superficiale ma quando essa penetrerà più a fondo allora le dedicheremo la nostra attenzione. 

Il passaggio non è semplicemente linguistico perché il punto d’arrivo è la concentrazione della mente. Ed ecco uno degli obiettivi del laboratorio: la capacità di attenzione e la coordinazione dei movimenti. Non sarà un caso, quindi, che ci troviamo in una piccola palestra e non in un’aula di musica. Come lo stesso Brunoro ci suggerisce dalla sua pagina personale (http://www.lucabrunoro.it/mimolamusica/), possiamo trovare tanta ispirazione dalle parole della musica per la vita di tutti i giorni, come “accordarsi” e “andare d’accordo”. 

Sarà anche in questo modo che una classe di bambini potrà efficacemente mimare la musica, andando d’accordo, giocando ad essere un canzone. A cosa è servito saltare, accovacciarsi, immaginare di schiacciare un uovo o di accompagnare il sole che sorge? È questo il momento di accendere lo stereo, per seguire, nel coro dei gesti e delle mani che battono, un branco di delfini che piroettano in aria dalla schiuma del mare.




Cronaca di Alessandro B. per Aperta-Mente. La divulgazione per ragazzi tra scienza e conoscenza

martedì 16 febbraio 2016

Laboratorio "Disegnare i fiori"

Il primo febbraio l'operatrice Paola Conzatti del Museo Civico di Rovereto ha raggiunto gli alunni della seconda classe della Scuola Primaria di Folgaria al termine della pausa pranzo, per passare con loro in maniera creativa e rilassante le ultime due ore del pomeriggio. Portava con sé alcune scatole di matite e… tanti vasi di fiori. Fiori veri, primule e violette.

Disegnare i fiori era,  infatti,  non solo il titolo ma anche l’obiettivo principale del laboratorio. In linea con gli obiettivi di Aperta-Mente. La divulgazione per ragazzi tra scienza e conoscenza, l'attività proposta si è presentata come un collante tra diverse discipline (in questo caso le scienze e l'educazione artistica) per consolidare, attraverso l'osservazione dal vero e l’espressione manuale, le prime conoscenze sul mondo delle piante affrontate dall'insegnante Marta Rech. 


Facendo leva sullo spontaneo interesse dei bambini per il disegno, Paola li ha invitati, per prima cosa, ad esaminare da vicino, toccandoli con mano, i vasi di primule e di violette. Si prefiggeva, infatti, di avvicinare i bambini al ritratto dal vero, non al semplice disegno di fantasia. Saper osservare la natura per poterla ricopiare al meglio, ha spiegato Paola, fino a poco tempo fa rappresentava l'unico modo per documentare ciò che veniva visto, quando ancora non esistevano le macchine fotografiche.  

Essere abili disegnatori rappresentava, quindi, anche una necessità e tale abilità non richiedeva per forza doti straordinarie ma, prima di tutto, un occhio attento e la conoscenza di qualche trucco.  Il più importante è certamente quello di scoprire, nelle piante di fronte a sé, quali figure geometriche di base vi si nascondono: cerchio, triangolo, quadrato o rettangolo. Scomporre il fiore in poligoni semplici è infatti un valido aiuto per tracciare poi, con maggior precisione, i dettagli di una corolla o di un petalo.  


Dopo le prime reticenze e un po' di sorpresa, i bambini erano contenti di notare come le loro primule disegnate erano un po' più rotonde, un po' più simmetriche di quel primo tentativo fatto a mano libera. A questo proposito, un altro punto sul quale l’operatrice ha più volte insistito è stato quello di non usare la gomma. Gli schizzi, le prove, i prototipi, sono un elemento fondamentale; cancellare continuamente i passaggi che possono portare ad un bel risultato finale non aiuta a capire dove intervenire per la necessaria correzione dei propri disegni.  

Scoprire la geometria nella natura, però, non è soltanto un accorgimento per imparare a disegnare; è una vera e propria mappa per condurci a conoscenze che ci appaiono invisibili. «Chi sa quanti petali ha un fiore di melo?» ha chiesto Paola. Di fronte alla risposte più disparate è bastato tagliare una mela per rivelare in un colpo solo due piccole magie. Al centro della sezione trasversale del frutto si trova una stella a cinque punte: sono i cinque carpelli che contengono i semi e sono tanti quanti erano i petali del fiore dal quale si sono sviluppati.


La seconda parte del laboratorio Disegnare i fiori si è tenuta il quindici febbraio e questa volta l’attenzione si è spostata sui colori e sulle tecniche di colorazione. Dopo aver ripreso le nozioni basilari dell’incontro precedente, mostrando come anche per soggetti diversi dai fiori e spesso più complessi, come gli animali, valessero gli stessi accorgimenti geometrici, Paola è passata a illustrare brevemente l’origine dei colori, mostrando una serie di pigmenti di base e le diverse forme in cui si possono trovare gli acquerelli. Ai bambini, poi, sono state consegnate delle matite acquerellabili. 

La scelta è caduta su questo tipo di strumento per la sua versatilità; esse permettono infatti di disegnare e di eseguire una prima colorazione come dei normali colori a matita. In seguito, passando sopra il foglio con un pennello umido, i colori si sciolgono leggermente trasformandosi in un vero e proprio acquerello limitando di molto l’inconveniente di una eccessiva diluizione. A seconda che si voglia una maggiore o minore intensità e sfumatura basterà ripassare col pennello e si potrà persino andare a “togliere” colore dal proprio disegno come da una tavolozza, per andare ad aggiungerlo ad un’altra parte del foglio. 

Un’altra piccola magia. Benché la tendenza degli alunni fosse di riempire tutto il disegno con le matite, all’invito di Paola ad usarle il meno possibile, per sfruttare piuttosto l’effetto acquerello, si sono messi all’opera meravigliandosi non poco di come anche quei loro disegni di bambini potevano trasformarsi, con un po’ di accuratezza, in fiori e animali dall’aspetto di piccoli quadretti. 


La ricchezza delle sfumature delle matite acquerellabili ha dato risultati davvero sorprendenti, soprattutto per la facilità con cui permettono di superare l’accostamento piuttosto grossolano tipico delle matite, in cui i colori sembrano sempre “vicini” ma mai abbastanza amalgamati. 

Molti degli alunni, alla fine del laboratorio, hanno insistito per poter portare a casa i propri disegni, di cui andavano a ragione orgogliosi, per mostrarli ai propri genitori e specialmente coloro che, normalmente, non avevano dimostrato particolare interesse per il disegno e che tanto più, ora, sorridevano nel sentirsi un poco più capaci.

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Cronaca e fotografie di Alessandro B. per Aperta-Mente. La divulgazione tra scienza e conoscenza