domenica 3 aprile 2016

Laboratorio "Cantiere Giornale" a Lavarone

Quando frequentavo la scuola media la nostra classe aveva partecipato ad una laboratorio sul giornalismo. L’entusiasmo per l’iniziativa, com’è naturale, era dipeso molto dalle inclinazioni e dagli interessi di ciascuno. La sensazione che ricordo, però, è comunque legata ad un certo “fascino da redazione”, fatto del ticchettare incessante delle tastiere, di telefonate improvvise e di taccuini vergati freneticamente con mozziconi di matita. Forse anche per me quell’atmosfera veniva più da un certo immaginario letterario e cinematografico. 

Quando giovedì 25 febbraio 2016 Emanuela Macrì si è presentata ai ragazzi della classe IIa della Scuola Media di Lavarone per condurre uno dei laboratori proposti del programma di Aperta-Mente. La divulgazione per ragazzi tra scienza e conoscenza, ho avuto la sensazione che la professione di giornalista cui voleva introdurre gli studenti centrasse poco col Daily Planet di Clark Kent. Ad essere diversi, per prima cosa, erano il pubblico e gli strumenti che a quella professione si riferivano. Certo non si possono includere i ragazzi di 13 anni tra i lettori abituali dei quotidiani ma ad essere poco abituale per loro sembrava, in senso lato, il quotidiano cartaceo come oggetto d’uso comune. 


Emanuela, per prima, non fa del giornalismo la sua professione esclusiva e collabora per un quotidiano on-line il cui format prevede un approccio ben diverso da quello tradizionale. Questa e tante altre osservazioni sono emerse dalla sua introduzione su che cos’è un giornale e com’è composta ed organizzata una redazione. Oramai, oltre all’informazione, anche le tante curiosità accessorie che un quotidiano ha da sempre veicolato, come l’oroscopo, il meteo o i palinsesti televisivi, vengono soddisfatte dal web e dalle applicazioni mobili. Nell’ascoltare le risposte dei ragazzi sulle loro abitudini digitali mi chiedevo, perciò, quanto potesse apparirgli lontano il mondo delle rotative.

L’introduzione di Emanuela è servita a precisare alcune nozioni fondamentali. Le differenze tra un quotidiano, un inserto o un supplemento; un quotidiano sportivo o un rotocalco. Quindi, aumentando la messa a fuoco, si è passati alla struttura di una pagina di giornale, per rendere un po’ più familiari termini come “testata”, “articolo di fondo”, “occhiello”, “editoriale” e “articolo di spalla”. Si è puntato molto da subito sulla forma laboratoriale dell’attività, intitolata, non a caso, Cantiere Giornale. Lo scopo finale è la produzione materiale di un giornale di classe e per fare ciò era necessario organizzarsi come una vera redazione. L’insegnante, Sonia Colman, sarebbe stata la direttrice, l’insegnante di sostegno Emanuela Dughetti, la vicedirettrice, Emanuela la caporedattrice ed io il caposervizio. Gli studenti sarebbero stati divisi in quattro gruppi da cinque giornalisti, incaricati di scrivere due o più articoli. 

Le reazioni, nell’immediato, sono un po’ freddine: “Scrivere articoli? Puzza di compiti!”. È bastato, invece, sottolineare la loro libertà di scegliere e trattare l’argomento che preferivano perché decine di idee venissero proposte e rilanciate. Per prima cosa è stato consigliato, ad ogni gruppo, di stendere una lista degli argomenti e gironzolando tra i banchi e i computer accesi sulle ricerche di immagini, risultava impossibile non sbirciare quegli elenchi misti di scienza, attualità e curiosità strampalate. Oramai la campanella stava per suonare; non c’era tempo di iniziare a scrivere ma i giovani giornalisti confabulavano già su come portarsi avanti col lavoro della settimana successiva.


Per il secondo incontro, giovedì 3 marzo 2016, erano a disposizione ben tre ore. In questo arco di tempo ci si poteva dedicare a pieno ritmo alla stesura e revisione degli articoli. C’era chi non era ancora sicuro di quale argomento avrebbe scartato, chi impazziva tra le gallerie di immagini e chi, invece, batteva righe su righe, rileggeva, chiedeva il parere del compagno di gruppo e, insieme, si sceglievano le fotografie. Io, Emanuela e la professoressa Colman passavamo da un gruppo all’altro correggendo qualche frase mal costruita oppure aiutando i giovani giornalisti a spiegare meglio, con parole loro, i concetti presi da internet. 

Gli argomenti ai quali i ragazzi si sono dedicati sono stati i più diversi ma, in fondo, accomunati dal tema della scienza. Da quella un po’ più “seria”, come il surriscaldamento globale e lo scioglimento dei ghiacci, a quella più svagata e curiosa, come la composizione dello shampoo. C’è chi ha preferito raccontare una propria esperienza, come la gita di classe ad Eisriesenwelt, la grotta dei giganti di ghiaccio, la più grande del mondo, presso Werfen, nel Salisburghese. Altro tema apprezzato è stato quello del cibo, in questo caso i pezzi sono stati dedicati alla storia del gelato e al ritrovamento di una coda di topo nelle crocchette del fast food. Infine, non potevano mancare gli amati animali; quelli teneri come il panda, quelli curiosi come il gambero pistola e quelli avvolti nel mistero come il megalodonte. Alla fine, ogni gruppo avrebbe prodotto due articoli.

Appuntamento per giovedì 31 marzo con l’ultimo incontro previsto. Nel mese che ci ha separati la classe si è impegnata da sé a concludere e rifinire gli articoli ed i titoli, a mandarli ad Emanuela insieme al titolo della testata: Microscoop. Perfetto per un giornalino di classe che parla di scienza! Distribuire a ciascuno degli alunni una copia a colori, stampata e finita, del loro lavoro ha fatto un gran bell’effetto. C’era tanto entusiasmo per quell’oggetto concreto frutto del loro impegno, testimoniato da quei nomi posti in calce ad ogni articolo. Anche io personalmente ho sorriso di gioia per quel risultato. Pur marginalmente, avevo seguito la nascita e lo sviluppo degli articoli e persino a me dava soddisfazione vederli stampati e conclusi nella loro versione definitiva. 


Cantiere Giornale ha davvero funzionato. Ha funzionato grazie alla competenza e alla pazienza di Emanuela, alla volontà dell’insegnante di tenere vivo questo lavoro pur in un arco di tempo piuttosto lungo. Ma, soprattutto, ha funzionato grazie alla passione che i giovani giornalisti hanno dimostrato di avere. Forse non per il giornalismo come professione di vita ma certamente per un prodotto dei loro sforzi. I gruppi hanno lavorato bene insieme anche perché tutta la classe, da quanto ho avvertito, è fondamentalmente un bel gruppo di amici. Chissà se davvero terranno fede al loro proposito, inimmaginabile all’inizio del primo incontro, di continuare a scrivere un giornalino di classe. Anche se così non fosse, so che avranno comunque il proposito, e la capacità, di lavorare come una squadra.

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Cronaca e fotografie di Alessanndro B. per Aperta-Mente. La divulgazione per ragazzi tra scienza e conoscenza

venerdì 1 aprile 2016

Laboratorio "PLaNCK da piccolo farò lo scienziato" a Zivignago

PLaNCK! Da piccolo farò lo scienziato! è una rivista quadrimestrale nata da poco, giunta appena al suo settimo numero. Nasce da un progetto dell’associazione no profit Accatagliato, composta fra l’altro da dottorandi dell’Università di Padova con la passione per la divulgazione scientifica. In collaborazione con i dipartimenti di Fisica e Astronomia e di Scienze Chimiche hanno intrapreso l’avventura di un progetto editoriale molto innovativo. Con una giovane redazione affiancata da un comitato scientifico di professori hanno accettato la sfida di avvicinare i ragazzi della scuola primaria al mondo delle scienze, senza per questo spaventarsi per la complessità di alcuni argomenti, come dimostra l’ultimo numero, tutto dedicato all’atomo. 

Ma l’impegno divulgativo di PLaNCK! non si limita alla rivista stampata: i suoi collaboratori visitano, su invito, le classi delle scuole primarie. Giovedì 31 marzo la 4° elementare di Zivignago (Pergine Valsugana) ha trascorso così un pomeriggio molto diverso dal solito in compagnia di Serena Maule, Bianca Maria Scotton e Marco Barbujani. 

Come nelle intenzioni della rivista, e anche di Aperta-Mente. La divulgazione per ragazzi tra scienza e conoscenza, i temi della scienza sono stati  avvicinati nel modo più curioso ed interessante possibile per i bambini. Alcuni degli argomenti che saranno presenti nel prossimo numero della rivista sono stati portati come bozze di articoli ed il compito degli alunni è stato quello di leggerli pensando a come impaginarli, a quali disegni o fotografie affiancare e a quale titolo dare loro. I suggerimenti e la fantasia dei bambini verranno effettivamente presi in considerazione nella redazione del numero in uscita e questa precisazione, testimoniata in ogni numero, ha subito suscitato emozione ed entusiasmo. 


I temi con i quali la classe si è confrontata sono stati la puzza, il sapone e la chimica. Divisi in tre gruppi da cinque studenti, sono stati seguiti ed aiutati passo passo ognuno da uno dei tre collaboratori di PLaNCK!. Leggere insieme gli articoli ad alta voce è servito ad individuare qualche possibile errore di scrittura ma soprattutto ad avere un riscontro diretto circa la comprensibilità di argomenti tutt’altro che scontati. La didattica scientifica, in questo modo, rimane costantemente in sottofondo pur non esplicandosi in una classica lezione frontale. Anche gli elementi di abbellimento, come i disegni e le vignette creati dai ragazzi e rigorosamente in tema con l’articolo, hanno cercato di rispettare i criteri di una vera impaginazione, avvicinando i ragazzi a delle nozioni di grafica e di editoria tramite la realizzazione, su un foglio A3, di una bozza cartacea della pagina in produzione. 

A confermare la felicità e la riuscita del laboratorio è stata, fin da subito, la concentrazione che i bambini hanno messo nel lavoro. La cura profusa ha dimostrato il desiderio di arrivare ad un bel risultato mentre la fantasia e il piacere del disegno hanno arricchito il tutto di colori e vignette piuttosto buffe. Quando ormai stava per avvicinarsi la fine dell’incontro, ognuno dei tre gruppi ha scelto uno o due portavoce per presentare il contenuto e l’impaginazione dell’articolo al resto della classe. Nei momenti concitati che hanno preceduto la presentazione c’è stato chi ripeteva ad alta voce e chi aiutava il compagno a ripassare poi, finalmente, eccoci svelate un po’ di meraviglie della scienza. 


Perché esiste la puzza? Con questo articolo abbiamo scoperto che i cattivi odori sono causati da particolari molecole che si sviluppano o si liberano a partire da determinate sostanze. Lo scatòlo è il principale responsabile dell’odore della cacca mentre azoto, idrogeno e carbonio compongono la trimetilammina, cioè la puzza di pesce. L’uovo marcio inizia a puzzare a partire dalla morte dell’embrione, sviluppando acido solfidrico (idrogeno e zolfo). Il gas di casa, invece, non avrebbe nessun odore se non venisse odorizzato apposta per poterne avvertire le perdite, aggiungendo il tert-butilmercaptano.

La chimica è naturale? Con questa domanda i bambini del secondo gruppo ci hanno spiegato che la salubrità e la naturalità dei prodotti che acquistiamo spesso viene concepita in modo confuso. È scorretto nutrire una generica diffidenza nei confronti delle sostanze di sintesi, cioè prodotte chimicamente dall’uomo. In realtà tutto ciò che esiste è “chimico”, sia che si tratti di un prodotto naturale come di uno di laboratorio, che sia parli di un alimento o di un oggetto d’ingegneria. Inoltre la maggior parte di ciò che l’uomo consuma è derivato da una modificazione, come per es. il pane!


Molecole per lavare. Quest’ultimo articolo, invece, si è addentrato nei segreti della pulizia. Chi non si era mai chiesto come mai lavare con acqua e basta è molto meno efficace, ora sa che la molecola del sapone ha una testa idrofila e una coda idrofobica. Separandosi, la prima si scioglie in acqua mentre la seconda si attacca alle molecole di sporco creando delle micelle che se lo portano via. Ad aiutarci in questa spiegazione è intervenuta Saponella, la molecola di sapone inventata e disegnata dai ragazzi che di notte, come un supereroe, si traveste da micella per combattere lo sporco. 

Quando è il momento di salutarci siamo tutti soddisfatti del lavoro fatto. Forse nella memoria dei bambini rimarranno maggiormente impressi i disegni e qualche spiegazione piuttosto semplificata e “animata” dei processi chimici ma senza dubbio ricorderanno e ri-comprenderanno a posteriori i concetti affrontati a partire dal divertimento che, in un giorno di scuola un po’ diverso, hanno vissuto durante una lezione di scienze.


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Cronaca e fotografie di Alessandro B. per Aperta-Mente. La divulgazione per ragazzi tra scienza e conoscenza

sabato 12 marzo 2016

Laboratorio "Energia turchese"

Quando incontro Katiuscia, l’operatrice che dal Mart di Rovereto ci raggiunge a Lavarone giovedì 10 marzo per l'appuntamento con il laboratorio proposto da Aperta-Mente. La divulagazione per ragazzi tra scienza e conoscenza è carica di sacchi pieni di cubi di polistirolo ai quali si aggiunge una scatola di pennelli e colori. “Energia turchese?” penso tra me, “credevo fosse quella idroelettrica…”. Lascio perdere le mie teorie su come collegare i cubi alle centrali e mi limito ad aiutarla a portare tutto nell’aula di arte della scuola primaria. Presto ci raggiungono i bambini di quarta elementare insieme alla maestra Lucia. Nel pomeriggio saranno invece i loro compagni di quinta a partecipare al laboratorio, con la maestra Tiziana. 

Ci presentiamo e ci sediamo tutti in cerchio. Katiuscia inizia a soddisfare la nostra curiosità raccontandoci l’origine di un nome e di un colore. Il turchese è un minerale, in passato estratto e ridotto in polvere per ricavarne del pigmento oppure lavorato per farne dei gioielli. Deve il proprio nome alla Turchia, terra ricca di questi giacimenti. Come dimostrazione, estrae da una scatolina una pietra di turchese ed un anello di bigiotteria. Mentre passa di mano chiede a tutti noi che cosa questo colore ci ricordi e ci trasmetta ed anche quali idee susciti in noi la parola “energia”. 


Vengono così a mescolarsi termini diversi che illuminano un po’ alla volta il nome di questo laboratorio: “mare”, “acqua”, “forza”, “verde e azzurro”, “tranquillità”, “i laghi di montagna” , “potenza”. È questa l’energia del turchese; un energia riposante che trasmette la tranquillità. Mentre parla, Katiuscia sparpaglia alcune delle sue tavole stampate, tutte color turchese ovviamente, e ci fa notare come esso sia diffuso un po’ dappertutto negli oggetti che ci circondano: arredamento, abbigliamento sportivo, gioielli, natura, design. È il momento giusto per presentare l’artista che ispirerà la nostra arte questo pomeriggio: Geoff McFetridge

Geoff è canadese, classe 1971, ma passa buona parte del suo tempo in California. Fin da piccolo si appassiona a sport come skateboard, snowboard, surf e bicicletta e a tutti gli oggetti che ad essi sono correlati. Ne ama le forme e le decorazioni e ben presto, unitamente alle proprie capacità artistiche, intuisce le potenzialità delle loro grafiche all’avanguardia. Sviluppa così un proprio stile unico dalle linee semplici, ispirate alla natura, che poi trasforma in textures da stampare e riprodurre sugli skate e sugli snow che elabora personalmente. Nelle sue produzioni usa spesso il turchese proprio per la sua capacità di trasmettere tranquillità favorendo al contempo la concentrazione. Ora è tempo di passare all’azione e di assorbire tutti insieme un po’ di energia azzurro-verde.


Ai bambini, che si dimostrano subito impazienti di impugnare i pennelli, vengono distribuiti dei fogli e dei piattini nei quali Katiuscia versa del colore acrilico. La sfida sta nel riprodurre una texture di McFetridge che rappresenta delle balene stilizzate. Gli alunni notano subito qualcosa di strano: alcune di queste balene sono tagliate! “È proprio il senso di una texture” spiega Katiuscia, “riprodurre tante volte una o più immagini, giocando con le diverse angolazioni, per trasformala nel motivo di una decorazione. Come su la tua t-shirt, come sulla tua camicia, come sui tuoi pantaloni. Non è importante se alcune balene vi sembrano storte o tagliate, anzi, invito anche voi a provare a girare il foglio nei diversi sensi e a dipingere non solo balene intere ma code, spruzzi, pinne e bolle”. Beh, facile a dirsi! Ma disegnare è difficile! Eppure anche qui, come in ogni cosa, partire dal trucco giusto è spesso la chiave per facilitare tutto il resto. 

Il primo passo è tracciare un cerchio, l’occhio della balena, e da lì proseguire a dipingere il resto dei contorni. L’acrilico è un colore bello da usare, luminoso ed intenso ma ha le sue regole. Si asciuga in fretta e vuole perciò sicurezza nei tratti. Egualmente, quando si passa a riempire le forme, è essenziale usare il pennello sempre nella stessa direzione per “tirare” il colore al meglio ed evitare tracce troppo visibili. Un po’ alla volta le balene prendono forma, diverse quanto lo sono gli stili di ognuno, ed i risultati non sono per nulla infantili. Prima di passare alla seconda e ultima parte del laboratorio ma … magia! Il pavimento della classe si trasforma in una grande decorazione! Accostando i singoli fogli, infatti, tutte quelle balene di diverse dimensioni si uniscono in una gigantesca texture, a volte completandosi a vicenda, a volte creando soggetti nuovi e fantasiosi come doppie code che sembrano farfalle e balene con più di una testa. 


Avvicinandoci sempre più al design, Katiuscia ci propone di passare dalle due dimensioni del foglio alle tre dimensioni dell’ “oggetto”. Ecco a cosa servivano tutti quei cubi di polistirolo! Se prima ci eravamo concentrati su un soggetto tratto dal mondo animale, ora l’operatrice del Mart ci sottopone, come esempio, dei cubi da lei precedentemente decorati, ispirandosi sempre allo stile di McFetridge, con temi naturali: foglie, alberi, fiocchi di neve, montagne. Adesso ci si può sbizzarrire ancora di più, perché si può colorare in positivo, come nel caso delle balene, ma anche in negativo, tracciando semplicemente i contorni dei soggetti per poi farne risaltare il bianco colorando di turchese il resto delle facce dei cubi. 

La materialità e la tridimensionalità del polistirolo ci avvicina meglio al piacere di possedere un oggetto tutto turchese. Ci si appassiona in fretta al gioco di effetti dato dall’accostamento tra positivo e negativo e dalla semplice bellezza della natura stilizzata. Che farne, di tutti questi cubi? Come per i disegni delle balene, e ancor più, i cubi si possono accostare, mettere l’uno sull’altro costruendo alti totem. Oppure si possono portare a casa, appoggiarli sulle scrivanie o appenderli, perché ci diano un po’ di energia turchese prima di affrontare i compiti.


Cronaca e fotografie di Alessandro B. per Aperta-Mente. La divulgazione per ragazzi tra scienza e conoscenza

martedì 23 febbraio 2016

Laboratorio "Metodi e tecniche della ricerca archeologica"

«A volte noi archeologi veniamo rappresentati così, con le fruste e le pistole. Oppure la prima cosa che ci chiedono è se scaviamo i dinosauri». Maurizio Battisti, archeologo e collaboratore del Museo Civico di Rovereto, sorride bonariamente proiettando la prima slide della sua presentazione del laboratorio promosso da Aperta-Mente. La divulgazione per ragazzi tra scienza e conoscenza: Lara Croft ed Indiana Jones che si sbracciano pericolosamente da qualche rovina traballante. 

La sua è una provocazione per sfatare il primo dei tanti miti pop sul mestiere dell’archeologo, ma gli alunni della classe III A della Scuola Primaria di Folgaria non sono certo impreparati: «Ma nooo… userete invece il badile… e poi i dinosauri li scava il paleontologo». Niente male come inizio! Metodi e tecniche della ricerca archeologica, questo il titolo del laboratorio, è partito subito col piede giusto. 


Che l’archeologia interessi per lo più i maschi, e magari solo nella sua forma più cinematografica, si rivela subito un falso mito, almeno in questa classe. Per tutta la durata della presentazione introduttiva le domande e gli interventi si susseguono senza sosta, sia da parte dei bambini che delle bambine. 

Le informazioni che Maurizio cerca loro di trasmettere sono molto elementari: che cosa fa un archeologo, qual è la differenza tra un reperto naturale ed un manufatto, quali sono gli strumenti di base. Ma l’interesse non diminuisce affatto anche quando si passa a concetti forse all’apparenza un po’ più ostici, come la stratigrafia o le fasi di catalogazione dei reperti. 

Le domande e i contributi non si fermano mai ed io per primo imparo, dalle domande ma anche dalle risposte dei bambini, una serie di nozioni notevoli circa i diversi tipi di sepoltura di epoca primitiva. Le diapositive di due scheletri ritrovati in due diverse tombe aprono una vera e propria discussione su come e perché variassero le disposizioni dei corpi e sulle differenze anatomiche dalle quali si può riconoscere il sesso del defunto. 


Al termine della presentazione si passa alla parte pratica, lo scavo concreto di alcune riproduzioni di reperti. Ora l’entusiasmo è alle stelle: le facce dei bambini sembrano dire «e chi se l’aspettava che si sarebbe scavato veramente? E poi, qui in classe? ». In fondo alla stanza vengono messe due cassette di plastica piene di terra, divisa al proprio interno in tre strati da teli di nylon. 

I bambini vengono divisi in sei squadre da due: mentre due di loro rimuovono e setacciano la terra del primo strato, gli altri quattro dovranno catalogare i reperti, suddivisi per strato di ritrovamento, ed etichettarli con delle vere targhette da archeologo, fornite da Maurizio. Pur cercando di mantenere un po’ di ordine, tutti si accalcano sui contenitori di terra e fa davvero effetto vedere tutti, con le mani sporche e impolverate, estrarre tanti oggetti diversi, dalle monete ai cocci di vaso, fino alle ossa e alle mandibole di animale. 


Si sentono urla di trionfo ed i reperti vengono portati a catalogare tenendoli ben alti sopra la testa: che tutti vedono che cosa c’era nella nostra cassetta! Quando ormai tutti hanno partecipato allo scavo di uno strato, gli oggetti, disposti su tre file di banchi per tenere ben separati i tre strati di ritrovamento, vengono ricopiati e descritti brevemente su delle schede apposite; si farà così un piccolo inventario dei reperti. 

Quanto emerge al termine del lavoro è che ad ogni strato corrispondeva un periodo storico ben definito: il medioevo, l’epoca romana e la preistoria ed è di grande efficacia didattica poter constatare, con una immediata comparazione visiva degli oggetti, la differenza nella loro manifattura. Una semplice ma importante osservazione, in maniera sincronica, della distanza e dello scorrere del tempo. 


Non sappiamo chi, fra gli alunni della terza elementare, sarà rimasto così impressionato da sognare un giorno di fare anche lui l’archeologo, ma certo è che a tutti, noi compresi, il tempo del laboratorio è sembrato scorrere davvero in fretta e per una volta i bambini non hanno avuto nulla da obiettare nemmeno sul fare ordine; si sono prestati tutti volentieri a rimettere la terra dai secchi nelle cassette e a riporre in esse i reperti. 

Ma l’immagine più efficace della riuscita di questo laboratorio sono forse il sorriso e il pollice alzato verso Maurizio di una giovane studentessa che ha voluto salutare così, pensando già con trepidazione che il giorno dopo sarebbero andati tutti in visita al museo.

Cronaca e fotografie di Alessandro B. per Aperta-Mente. La divulgazione per ragazzi tra scienza e conoscenza

Laboratorio "Mimolamusica"

Lunedì 22 febbraio, durante il viaggio che mi portava a Folgaria per assistere al laboratorio che Luca Brunoro avrebbe tenuto nella seconda classe della Scuola Primaria, cercavo di immaginare come  si sarebbe potuto svolgere Mìmolamùsica, un'altra proposta del calendario delle attività di Aperta-Mente. La divulgazione per ragazzi tra scienza e conoscenza. Un titolo creativo ma immediatamente comprensibile nelle parole che lo compongono. Ciò che vagava indistintamente per la mia testa era una qualche forma di ballo, un seguire un ritmo in coordinazione con un brano musicale. 

Quando, insieme alla classe e all’insegnante Marta Rech, sono entrato nell’aula di educazione fisica, la mia curiosità non ha fatto che crescere: tutto ciò che Luca aveva allestito, oltre al posizionamento di uno stereo, erano delle strisce di nastro adesivo sul pavimento, ad eguale distanza. 

Dopo le presentazioni, Brunoro ha chiesto ai bambini di disporsi per file parallele alla distanza fissata dal nastro e dalla lunghezza delle loro braccia ed ha mostrato quali semplici gesti avrebbe adottato per dirigere i loro movimenti. Un direttore di movimenti. Ma certo! Mìmolamùsica: i bambini dovranno interpretare la musica, essere la musica, tante note disposte su un pentagramma musicale. 

Come in ogni corso di musica non si può partire subito dall’esecuzione; occorrono nozioni di teoria musicale ed è proprio così che Luca Brunoro è voluto partire. La musica l’avremmo sentita solo nella seconda parte del laboratorio: prima bisognava avvicinarsi al nostro rapporto con la musica, al rapporto che le note hanno fra di loro e al rapporto che il direttore ha con la propria orchestra. Solo così si poteva giungere all’armonia. I bambini erano molto incuriositi da quel signore che parlava con loro quasi più a gesti che a parole. 

Gesti immediati e divertenti, pensati per compiere azioni semplici, come sedersi e rialzarsi. Gesti pensati per scegliere dei tempi; i tempi in cui parlare e in cui fare silenzio, in cui battere le mani e in cui saltare urlando improvvisamente. La nostra esperienza ci permette di distinguere subito e senza difficoltà la musica da un’indistinta accozzaglia di suoni e ad una melodia che ci piace “prestiamo orecchio”. Inizialmente lo faremo in modo superficiale ma quando essa penetrerà più a fondo allora le dedicheremo la nostra attenzione. 

Il passaggio non è semplicemente linguistico perché il punto d’arrivo è la concentrazione della mente. Ed ecco uno degli obiettivi del laboratorio: la capacità di attenzione e la coordinazione dei movimenti. Non sarà un caso, quindi, che ci troviamo in una piccola palestra e non in un’aula di musica. Come lo stesso Brunoro ci suggerisce dalla sua pagina personale (http://www.lucabrunoro.it/mimolamusica/), possiamo trovare tanta ispirazione dalle parole della musica per la vita di tutti i giorni, come “accordarsi” e “andare d’accordo”. 

Sarà anche in questo modo che una classe di bambini potrà efficacemente mimare la musica, andando d’accordo, giocando ad essere un canzone. A cosa è servito saltare, accovacciarsi, immaginare di schiacciare un uovo o di accompagnare il sole che sorge? È questo il momento di accendere lo stereo, per seguire, nel coro dei gesti e delle mani che battono, un branco di delfini che piroettano in aria dalla schiuma del mare.




Cronaca di Alessandro B. per Aperta-Mente. La divulgazione per ragazzi tra scienza e conoscenza

sabato 20 febbraio 2016

Laboratorio "Cantiere Giornale" 2016

Siete mai stati in un cantiere? E che cos’è un giornale? Lo scopriranno presto gli studenti e le studentesse della II media di Lavarone. Tutto è pronto, infatti, per dare il via al laboratorio "Cantiere Giornale", condotto dalla giornalista Emanuela Macrì.

Una nuova edizione per un laboratorio già proposto durante lo scorso anno scolastico presso le scuole primarie di Lavarone e Folgaria (http://progettoapertamente.blogspot.it/2015/03/laboratorio-cantiere-giornale.html) dove aule trasformate in piccole redazioni e tante penne all'opera, hanno scritto qualche pagina importante nella storia del progetto Aperta-Mente. La divulgazione per ragazzi tra scienza e conoscenza.

Ma perchè "Cantiere Giornale"? Perché una redazione, si scoprirà, può essere paragonata ad un cantiere edile: le notizie, grazie al lavoro organizzato di giornaliste e giornalisti, diventano articoli e contribuiscono a costruire una sorta di edificio, quel giornale protagonista della seconda domanda iniziale. 

Durante il primo incontro dei tre previsti per il laboratorio didattico  i ragazzi e le ragazze, in compagnia delle maestre, potranno iniziare ad esplorare l’universo delle pubblicazioni, scoprendo le finalità di una testata giornalistica, tra tipologie e peculiarità, edizioni cartacee e web. 

foto fonte web

Due ore per scoprire come e dove nasce un giornale, come si struttura la prima pagina di un quotidiano e quale differenza c’è tra una recensione, un’intervista e un reportage; un primo incontro per trasformare l’aula in una redazione e, i giovani studenti, in aspiranti giornalisti!

Nelle settimane seguenti, dopo aver scelto il nome della testata, nominato un direttore o direttrice e deciso la suddiviso la classe in gruppi di lavoro,  le aule torneranno a trasformarsi in piccole redazioni e i testi elaborati dagli aspiranti redattori diverranno un giornale cartaceo tutto da leggere!

Il lavoro, ultimato, del "Cantiere Giornale" delle classi V 
delle Scuole Primarie di  Lavarone e Folgaria

Il lavoro, ultimato, del "Cantiere Giornale" delle classi V 
delle Scuole Primarie di  Lavarone e Folgaria


Gli appuntamenti di "Cantiere Giornale":

> Giovedì 25 febbraio, 03 e 31 marzo 2016 
presso la Scuola Media di Lavarone, classe II

 > In date da definire, aprile 2016
presso la Scuola Media di Folgaria, classe II

martedì 16 febbraio 2016

Laboratorio "Disegnare i fiori"

Il primo febbraio l'operatrice Paola Conzatti del Museo Civico di Rovereto ha raggiunto gli alunni della seconda classe della Scuola Primaria di Folgaria al termine della pausa pranzo, per passare con loro in maniera creativa e rilassante le ultime due ore del pomeriggio. Portava con sé alcune scatole di matite e… tanti vasi di fiori. Fiori veri, primule e violette.

Disegnare i fiori era,  infatti,  non solo il titolo ma anche l’obiettivo principale del laboratorio. In linea con gli obiettivi di Aperta-Mente. La divulgazione per ragazzi tra scienza e conoscenza, l'attività proposta si è presentata come un collante tra diverse discipline (in questo caso le scienze e l'educazione artistica) per consolidare, attraverso l'osservazione dal vero e l’espressione manuale, le prime conoscenze sul mondo delle piante affrontate dall'insegnante Marta Rech. 


Facendo leva sullo spontaneo interesse dei bambini per il disegno, Paola li ha invitati, per prima cosa, ad esaminare da vicino, toccandoli con mano, i vasi di primule e di violette. Si prefiggeva, infatti, di avvicinare i bambini al ritratto dal vero, non al semplice disegno di fantasia. Saper osservare la natura per poterla ricopiare al meglio, ha spiegato Paola, fino a poco tempo fa rappresentava l'unico modo per documentare ciò che veniva visto, quando ancora non esistevano le macchine fotografiche.  

Essere abili disegnatori rappresentava, quindi, anche una necessità e tale abilità non richiedeva per forza doti straordinarie ma, prima di tutto, un occhio attento e la conoscenza di qualche trucco.  Il più importante è certamente quello di scoprire, nelle piante di fronte a sé, quali figure geometriche di base vi si nascondono: cerchio, triangolo, quadrato o rettangolo. Scomporre il fiore in poligoni semplici è infatti un valido aiuto per tracciare poi, con maggior precisione, i dettagli di una corolla o di un petalo.  


Dopo le prime reticenze e un po' di sorpresa, i bambini erano contenti di notare come le loro primule disegnate erano un po' più rotonde, un po' più simmetriche di quel primo tentativo fatto a mano libera. A questo proposito, un altro punto sul quale l’operatrice ha più volte insistito è stato quello di non usare la gomma. Gli schizzi, le prove, i prototipi, sono un elemento fondamentale; cancellare continuamente i passaggi che possono portare ad un bel risultato finale non aiuta a capire dove intervenire per la necessaria correzione dei propri disegni.  

Scoprire la geometria nella natura, però, non è soltanto un accorgimento per imparare a disegnare; è una vera e propria mappa per condurci a conoscenze che ci appaiono invisibili. «Chi sa quanti petali ha un fiore di melo?» ha chiesto Paola. Di fronte alla risposte più disparate è bastato tagliare una mela per rivelare in un colpo solo due piccole magie. Al centro della sezione trasversale del frutto si trova una stella a cinque punte: sono i cinque carpelli che contengono i semi e sono tanti quanti erano i petali del fiore dal quale si sono sviluppati.


La seconda parte del laboratorio Disegnare i fiori si è tenuta il quindici febbraio e questa volta l’attenzione si è spostata sui colori e sulle tecniche di colorazione. Dopo aver ripreso le nozioni basilari dell’incontro precedente, mostrando come anche per soggetti diversi dai fiori e spesso più complessi, come gli animali, valessero gli stessi accorgimenti geometrici, Paola è passata a illustrare brevemente l’origine dei colori, mostrando una serie di pigmenti di base e le diverse forme in cui si possono trovare gli acquerelli. Ai bambini, poi, sono state consegnate delle matite acquerellabili. 

La scelta è caduta su questo tipo di strumento per la sua versatilità; esse permettono infatti di disegnare e di eseguire una prima colorazione come dei normali colori a matita. In seguito, passando sopra il foglio con un pennello umido, i colori si sciolgono leggermente trasformandosi in un vero e proprio acquerello limitando di molto l’inconveniente di una eccessiva diluizione. A seconda che si voglia una maggiore o minore intensità e sfumatura basterà ripassare col pennello e si potrà persino andare a “togliere” colore dal proprio disegno come da una tavolozza, per andare ad aggiungerlo ad un’altra parte del foglio. 

Un’altra piccola magia. Benché la tendenza degli alunni fosse di riempire tutto il disegno con le matite, all’invito di Paola ad usarle il meno possibile, per sfruttare piuttosto l’effetto acquerello, si sono messi all’opera meravigliandosi non poco di come anche quei loro disegni di bambini potevano trasformarsi, con un po’ di accuratezza, in fiori e animali dall’aspetto di piccoli quadretti. 


La ricchezza delle sfumature delle matite acquerellabili ha dato risultati davvero sorprendenti, soprattutto per la facilità con cui permettono di superare l’accostamento piuttosto grossolano tipico delle matite, in cui i colori sembrano sempre “vicini” ma mai abbastanza amalgamati. 

Molti degli alunni, alla fine del laboratorio, hanno insistito per poter portare a casa i propri disegni, di cui andavano a ragione orgogliosi, per mostrarli ai propri genitori e specialmente coloro che, normalmente, non avevano dimostrato particolare interesse per il disegno e che tanto più, ora, sorridevano nel sentirsi un poco più capaci.

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Cronaca e fotografie di Alessandro B. per Aperta-Mente. La divulgazione tra scienza e conoscenza