Visualizzazione post con etichetta Marco Dallari. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Marco Dallari. Mostra tutti i post

sabato 2 luglio 2016

Marco Dallari al Festival Aperta-Mente

Marco Dallari è nato a Modena il 23 maggio del 1947. Già docente di Pedagogia e Didattica dell’Educazione Artistica all’Accademia di Belle Arti di Bologna é professore ordinario di Pedagogia generale e sociale presso il dipartimento di Psicologia e Scienze cognitive dell’Università di Trento. In questa sede ha fondato e dirige il Laboratorio di comunicazione e narratività.

Tra le sue pubblicazioni recenti troviamo Testi in testa. Parole e immagini per educare conoscenze e competenze narrative (ed. Erickson, 2012); Incanto e racconto nel labirinto delle figure di Marnie Campagnaro e Marco Dallari (ed. Erickson, 2013);  Arte per crescere di Paola Ciarcià e Marco Dallari  (ed. Art’è Ragazzi - Artebambini, 2016).
È redattore della rivista INFANZIA (Spaggiari Editore, Parma) e condirettore della rivista ENCYCLOPAIDEIA (Unibo); È, inoltre, autore e curatore di libri per l’infanzia e redattore della rivista d’arte per ragazzi DADA, Bologna Artebambini.

Marco Dallari sarà al Festival Aperta-Mente. La divulgazione per ragazzi tra scienza e conoscenza per partecipare, in qualità di relatore, al convegno Il perché delle cose. Narrare le scienze e le conoscenze nella letteratura per ragazzi con Narrare le scienze attraverso nuovi modelli di picture books, in programma sabato 9 luglio alle ore 9,30.

domenica 6 dicembre 2015

Laboratorio in collaborazione con l'Università di Trento. Un racconto

Ermelinda è un’insegnante di materie umanistiche, oggi di scuola primaria, dopo qualche anno alla scuola secondaria di primo e secondo grado. Con un gruppo di genitori, in provincia di Vicenza, ha fondato una scuola parentale, una realtà che si sta diffondendo anche in Italia mentre è già affermata in altri paesi d’Europa e che prevede un distacco di studenti e studentesse dalla scuola statale a favore di un’istruzione privata e a domicilio, con genitori o persone con competenze in materia, quali insegnanti.

Ma, soprattutto, Ermelinda ha scelto di frequentare il laboratorio sulla narrazione proposto da Aperta-Mente. La divulgazione tra scienza e conoscenza dopo aver partecipato, al corso di aggiornamento per insegnanti proposto dal progetto e che ha avuto luogo nei primi giorni di settembre a Pergine Valsugana (http://progettoapertamente.blogspot.it/p/corso-di-aggiornamento.html).



Il laboratorio sperimentale nasce dalla collaborazione di Aperta-Mente con il Dipartimento di Psicologia e Scienze Cognitive dell’Università degli Studi di Trento, è ideato e condotto dai docenti Marco Dallari e Claudia Cattani (http://progettoapertamente.blogspot.it/2015/10/il-pensiero-narrativo-in-educazione.html) i quali, prendendo spunto anche dalla bibliografia proposta dai relatori durante le due giornate di Pergine Valsugana, propongono una serie di appuntamenti quale momento di ripresa ed elaborazione degli argomenti trattati con un approfondimento che passa per l’esperienziale: i partecipanti, infatti, saranno chiamati a misurarsi in prima persona con la narratività e quindi, sulla base dell’esito di tale esperienza, ad elaborare un progetto didattico da portare nel proprio ambito lavorativo. 

“Dopo il primo appuntamento introduttivo e teorico - racconta l’insegnante e partecipante – il laboratorio è entrato nel vivo poiché ad ogni partecipante è stato chiesto di narrare la propria storia personale attraverso un lavoro elaborato sulla base di un testo narrativo a scelta e alcuni oggetti che fossero in grado di raccontarci”. 

Nell’incontro successivo, dunque, si sarebbe trattato di affrontare un’esposizione orale con il gruppo per pubblico e una videocamera accesa per riprendere. “Lo scopo  - spiega Ermelinda - era quello di poterci rivedere e riascoltare. Un’operazione che permettesse un’analisi di gruppo e un’autocritica, la possibilità di formulare un’autovalutazione anche sulla scorta delle narrazioni altrui. La correzione degli errori, che ognuno può e di fatto commette, è stato punto di partenza per una scoprire le imprecisioni e la capacità narrativa iniziale. Alla fine del percorso potremo così ritornare al filmato e confrontarci con esso per toccare con mano il lavoro svolto e che stiamo svolgendo”.

E ancora: “Per raccontarmi ho scelto delle conchiglie. Sono nata in una località di mare e l’acqua è l’elemento che meglio mi rappresenta. Per quanto riguarda le parole ho scelto un brano che parla di mare, dal romanzo Confessioni di una maschera dello scrittore giapponese Yukio Mishima”. 


C’è grande entusiasmo nel racconto di Ermelinda: “Rivedendomi, sono riuscita a mettere a fuoco alcune difficoltà e nodi che dovrò cercare di sciogliere. In prima istanza la fatica di parlare davanti ad un telecamera: ma il docente ha chiarito che, idealmente, dovremmo sempre immaginare di trovarci in tale situazione. E questo è solo il primo dei tanti utili insegnamenti che sto raccogliendo ed elaborando. Il laboratorio, infatti, si sta dimostrando un’esperienza impegnativa e arricchente. Credo che ogni insegnante, a prescindere dalla materia di competenza, dovrebbe confrontarsi con una simile esperienza: mettersi in discussione significa compiere il primo passo verso un cambiamento, un miglioramento dal quale il mestiere non può che trarne beneficio. Rendersi consapevoli dei propri errori per evitare di commetterli e continuare a farlo, in classe”. 

Ora, quindi, è tempo di mettere al mano al progetto. “Durante il mese di dicembre – conclude – mi dedicherò all’elaborazione del lavoro che porterò in classe, una 1a elementare, da gennaio. Partirò proprio dalla bibliografia proposta durante il corso di aggiornamento di settembre, dando spazio agli albi illustrati quali coadiuvanti, se non sostituti, dei testi scolastici classici”. 

Il prossimo appuntamento è fissato per l’inizio della primavera del 2016. Prima, però, a tutte le frequentanti è stato richiesto di pensare e realizzare una cartolina natalizia che riporti un’immagine e una scritta, un disegno, una metafora, partendo dalla propria storia o altro, da inviare ai docenti per la festività del Natale.

E noi, rimaniamo in attesa di notizie… 

Foto Unitn

mercoledì 21 ottobre 2015

Laboratorio di Aperta-Mente in collaborazione con l'Università di Trento

In attesa del calendario delle attività che avranno luogo durante l'a.s. 2015/2016, Aperta-Mente. La divulgazione per ragazzi, tra scienza e conoscenza propone un laboratorio, diretto a educatori e insegnanti,  dal titolo "Il pensiero narrativo in educazione". 
Nato dalla collaborazione di Aperta-Mente con Dipartimento di Psicologia e Scienze Cognitive dell'Università di Trento e da un'idea di Marco Dallari e Claudia Cattani il laboratorio si svolgerà presso la sede del Dipartimento, a Rovereto in corso Bettini n. 84, nei giorni di mercoledì 21 e 28 ottobre alle a partire dalle ore 15,00 (con una durata prevista di 3 ore a incontro). A questi si aggiungerà un terzo appuntamento la cui data è in via di individuazione.

L’universo delle narrazioni, l’importanza del conoscere storie e racconti, la fondamentale caratteristica umana di “pensare per storie” sono, da un po’ di tempo, all’attenzione non solo di chi si occupa di antropologia, epistemologia e scienze cognitive, ma anche del mondo dell’educazione e della formazione. 

L'esigenza narrativa è duplice: da un lato riguarda i vissuti, le soggettività, ed è legata alla necessità di non perdere, anzi di potenziare, nelle relazioni educative e di cura, identità personale e coscienza autobiografica. Dall'altro riguarda il modello epistemologico di riferimento, e la coscienza di come, in nome di una presunta "oggettività" d’impostazione analitico-tassonomica, non sia né deontologicamente opportuno né scientificamente ed operativamente vantaggioso (come spesso si faceva e ancora si fa a scuola) rinunciare alla densità e all'intensità del paradigma narrativo. L'universo narrativo, infatti, non si riferisce soltanto ai racconti, alle storie, alle narrazioni che ne costituiscono corpus e modello paradigmatico di riferimento, ma riguarda tutta la sfera della narratività: l’universo dei racconti e delle narrazioni ma anche i modi di raccontarli e interpretarli e soprattutto le facoltà intellettuali e cognitive implicate nel pensiero e nelle pratiche narrative. Riguarda cioè quel sapere narrativo, del quale già nella seconda metà del 1900 ci parla Jean-François Lyotard (Lyotard 1979) e che oggi è ripreso e analizzato anche con gli strumenti delle scienze cognitive. I modelli narrativi risultano essere autentici congegni epistemologici, come da tempo sostiene Gregory Bateson,  per il quale caratteristica peculiare degli esseri umani è "pensare per storie”.  Solo i modelli e le strutture della narrazione infatti sono capaci di conferire senso e ordine a ciò che gli esseri umani pensano e scoprono, ma anche alle rappresentazioni che gli individui costruiscono di se stessi . Soprattutto, per Bateson, la narrazione è un congegno che connette.

Connette gli ingredienti del racconto e connette le persone che lo condividono, che divengono così una comunità. Secondo Bateson, la “struttura che connette riguarda vari aspetti e livelli della relazione, altro dalle logica finalistica di stampo razionalistico […]; quale struttura connette il granchio con l’aragosta, l’orchidea con la primula e tutti e quattro con me? E me con voi e tutti noi con l’ameba da una parte e lo schizofrenico dall’altra?” (G. Bateson 1984)   Questa “struttura” (forse sarebbe più appropriato dire questa “forma”) è quella della narrazione, che permette di conciliare, anziché separare, gli opposti.

Da queste considerazioni prende forma una proposta di formazione declinata su tre momenti nei quali si intende: 

a) Individuare e discutere le principali caratteristiche e funzioni del congegno narrativo, cercando di individuare i modi in cui i differenti campi di applicazione dei partecipanti possono utilizzarle e incrementarle (primo incontro: mercoledì 21 ottobre)

b) Attivare un laboratorio della narrazione di sé attraverso una strategia simbolica, che, utilizzando il modello della poesia visiva, utilizzi la collaborazione del linguaggio delle parole e quello dell’immagine (secondo incontro: mercoledì 28 ottobre) 

c) dipendentemente dalla classe e materia di insegnamento di ciascuno, si individueranno e, possibilmente, sperimenteranno strategie e strumenti per incrementare le competenze di narratori negli operatori e negli utenti dei differenti servizi. Quest’ultimo momento dell’attività formativa verrà seguito e monitorato soprattutto “a distanza” (terzo incontro in data da definire insieme ai presenti);  la progettazione concreta di attività, strategie  e strumenti sarà sviluppata individualmente e monitorata a distanza e poi sperimentata  nella realtà di lavoro di riferimento di ciascuno; a valle della sperimentazione ci si ritroverà in un quarto incontro di condivisione e valutazione/autovalutazione

Questa attività, che gli organizzatori si augurano possa costituire l’occasione per la nascita di una comunità di pratiche narrative capace di proseguire anche in maniera autonoma attività capaci di incrementare le risorse narrative nei diversi servizi, nasce dalla consapevolezza di come solo attribuendo alla lettura e al raccontare le prerogative del laboratorio e conferendo ad essi la dignità dell’esperienza nell’accezione attribuita a questo termine da John Dewey, possiamo sperare di restituire alla sfera della narratività l’interesse e il vissuto di appagamento sensibile che possono garantirne la presenza nella cultura dei giovani e dei futuri adulti e cittadini.
   

Riferimenti bibliografici:
Lyotard J.F. (1979) La condizione postmoderna: rapporto sul sapere, Milano: Feltrinelli, 1981.
Bateson, G. (1984) Mente e natura, un'unità necessaria, Milano, Adelphi, 1985, p. 21; Cfr anche: Bateson, G. (1977) Verso un'ecologia della mente, Milano, Adelphi, 1978.
Bruner, J. (1996). La cultura dell’educazione. Milano: Feltrinelli, 2000.
Dallari M. Testi in testa, parole e immagini per educare conoscenze e competenze narrative, Trento, Erickson, 2012.
Dewey J. (1938) Esperienza e educazione, Milano, Raffaello Cortina Editore 2014


I relatori:


Claudia Cattani è docente di ruolo nella scuola secondaria in utilizzo presso il Dipartimento di psicologia e scienze Cognitive dell'Università di Trento sui temi della gestione del gruppo di apprendimento, sul lavoro di equipe a scuola, sui ruoli di coordinamento, sulle metodologie didattiche attive. Supervisore di tirocinio e stage aziendali (coordinamento e rielaborazione esperienza) in corsi di formazione e master. Coordinatore didattico e docente in Master e Corsi di perfezionamento universitari (Master in Metodologia della ricerca in educazione, perfezionamento annuale sulla figura del Docente tutor, ecc..) presso la facoltà di Scienze Cognitive dell’Università di Trento. 



Marco Dallari è Ordinario di Pedagogia Generale e Scienza della Formazione presso il Dipartimento di Psicologia e Scienze Cognitive. Ideatore e direttore del Laboratorio di Comunicazione Efficace (vedi http://web.unitn.it/cogsci/8318/laboratorio-di-comunicazione-efficace-e-narrativita), già docente di Pedagogia presso la facoltà di Lettere dell’Università di Trento, di Didattica dell’Attività Artistica presso l’Accademia delle Belle Arti di Bologna e di Educazione comparata presso l’Università di Messina, è autore di pubblicazioni tra cui I saperi e l’identità (Milano, Guerini 2000), L’arte come educazione sentimentale (Bologna, Art’è, 2001), Posta Prioritaria (Roma, Meltemi, 2001), L’uomo dall’impermeabile (Pesaro, Metauro, 2004).